Questo numero monografico è in massima parte dedicato alla “Psicoterapia nello Sport” con cinque articoli redatti dai relatori che hanno partecipato al convegno su questo tema, organizzato come giornata conclusiva del corso di Metodologia della Ricerca della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-comportamentale ed Intervento psicosociale. La voce di protagonisti del mondo dello sport ci accompagnerà […]
Anno 2025 Anno XX
STORIA DELL’APPROCCIO AI DISTURBI PSICOLOGICI E PSICOPATOLOGICI DEGLI ATLETI D’ALTO LIVELLO
Lo sport è da sempre considerato un’attività particolarmente utile al benessere psico-fisico di chi lo pratica con assiduità. La carriera di un atleta d’alto livello, però, lo predispone a sperimentare difficoltà emotive e psicologiche che sono nettamente aumentate nel corso degli ultimi anni in termini di frequenza e di importanza dei disturbi che ne derivano. Nella seguente relazione viene presentato un excursus del vissuto personale dell’autrice, come atleta prima e come psicologa di atleti d’altissimo livello poi, che copre un periodo di circa sessanta anni. Nel corso della presentazione viene, in stretta sintesi, presentata una rassegna dei principali articoli comparsi in letteratura sull’argomento e vengono riportate alcune considerazioni sul disagio psicologico attuale nello sport agonistico d’alto livello.
EMOZIONI E CONTROLLO MOTORIO: IL PROGRAMMA MOTORIO PUÒ SCOMPARIRE? ANALISI CRITICA E INDAGINE PRELIMINARE DEI TUFFI SECONDO LE TEORIE COMPUTAZIONALE ED ECOLOGICA DEL MOVIMENTO
Introduzione. Nei tuffi di alto livello, si osservano episodi di improvvisa interruzione del controllo motorio, comunemente denominati “il nero” o blackout motorio. Tali episodi si caratterizzano per un’improvvisa perdita della capacità di percepire, rappresentare o regolare il movimento, con implicazioni significative per la performance e la sicurezza dell’atleta.
Obiettivi. Questa relazione si propone di analizzare il blackout motorio integrando la teoria computazionale e la teoria ecologica del controllo motorio, al fine di identificare i meccanismi neuro-cognitivi ed emotivi che ne sottendono l’insorgenza e di delineare strategie di intervento basate sull’evidenza. Ed aprire un campo di interesse a più approfondite ricerche.
Metodi. È stata condotta un’analisi teorica e comparativa dei modelli di controllo motorio e dei contributi della psicologia dello sport relativi alla relazione tra emozione, attenzione e coordinazione senso-motoria. Sono state inoltre considerate osservazioni preliminari su casi di atleti d’élite che hanno sperimentato il fenomeno.
Risultati. Dalla prospettiva computazionale, il blackout emerge come una disfunzione nel richiamo o nell’esecuzione del programma motorio interno, dovuta a interferenze tra controllo automatico e controllo consapevole, sovraccarico della memoria di lavoro o alterazione delle funzioni esecutive (inibizione, attenzione, flessibilità cognitiva). In termini ecologici, esso rappresenta una perdita di sintonizzazione tra percezione e azione, con una temporanea incapacità di percepire correttamente le affordances (possibilità, opportunità d’azione) ambientali. Le emozioni intense, in particolare paura e fatica mentale, influenzano negativamente la stabilità attentiva e la sincronizzazione neuromuscolare, generando una disorganizzazione dell’intero sistema senso-motorio.
Conclusioni. Si propone un modello integrato di intervento che combina tecniche di mental training, regolazione emotiva e attentiva, routine pre-performance, allenamento in contesti variabili e simulazioni di stress controllato. Tale approccio mira a potenziare la resilienza cognitivo-motoria e a ristabilire l’equilibrio tra corpo, ambiente e compito. La comprensione delle dinamiche emotive e percettive risulta cruciale non solo per la prevenzione e gestione del blackout motorio, ma anche per il mantenimento della performance ottimale e del benessere psicologico dell’atleta d’élite.
SEDENTARIETÀ E STILI DI VITA IN ETÀ EVOLUTIVA
In età evolutiva è richiesto un equilibrio nello svolgimento delle attività quotidiane fra i doveri, le responsabilità, le distrazioni e i piaceri. I preadolescenti e gli adolescenti affrontano gli impegni di ogni giorno cercando di adattare al meglio i doveri dello studio, le esigenze familiari, quelle sociali, i divertimenti e i passatempi, coordinando il tutto alle necessità del dormire e alle abitudini alimentari. Si espone una breve e sintetica panoramica dei principali fattori che condizionano lo stile di vita giovanile, soffermandosi sull’importanza della consuetudine al movimento quale elemento cardine per contrastare la sedentarietà. Da giovani è più facile modificare alcune abitudini. Lo sforzo di intraprendere le decisioni più appropriate nella vita di ogni giorno caratterizza la riuscita nelle varie attività: dal rendimento scolastico, alle prestazioni nell’avviamento e nella pratica sportiva e, aspetto ancor più importante, aiuta ad avere livelli più o meno consapevoli di serenità e di soddisfazione. La scuola, dopo l’ambiente familiare, costituisce il luogo nel quale i giovani trascorrono la maggior parte del loro tempo. Le attività di educazione fisica, di avviamento e di pratica sportiva giocano un ruolo importantissimo per la crescita sana e completa della persona. Assume importanza suggerire ai giovani una visione globale armonica delle dimensioni che caratterizzano gli stili di vita per aiutare loro nella costante ricerca di equilibri, ricerca che condizionerà il percorso di vita di ciascuna persona e che deve essere il più possibile di contrasto alla sedentarietà.
ADOLESCENTI, SOCIAL MEDIA E CORPO
Parlare di corpo trascurato in un’epoca complessa, in un mondo reale e virtuale nel quale siamo tutti immersi, ma la generazione che soffre di più è proprio quella dei nostri adolescenti. Scoprire tra i dati e le ricerche più recenti come stanno i giovani oggi, riflettere sulla prevenzione ed i nuovi paradigmi.
SE LE PAROLE SONO POCO INTESE E MOLTO FRAINTESE… SPESSO SI PERDE LA VISIONE DELLA VITA!
Il mio intervento propone un’analisi critica del divario tra la retorica politica e la comprensione scientifica del movimento umano nella cultura dei decisori pubblici, denunciando come l’uso superficiale dei concetti, e delle politiche che dovrebbero derivarne, comprometta la capacità del Paese di riconoscere al movimento la sua importanza fondamentale sul piano biopsicosociale ed educativo. Discuto l’esperienza di una audizione parlamentare alla quale sono stato invitato, durante la quale ho evidenziato l’emergente marginalizzazione culturale e istituzionale del movimento, impropriamente ridotto a semplice sinonimo di sport. Propongo successivamente una prospettiva sistemica: il movimento precede la vita extrauterina, struttura lo sviluppo infantile attraverso il gioco motorio, diritto sancito dalla Convenzione ONU, e rappresenta la base neurobiologica e funzionale dell’apprendimento, della salute e della partecipazione sociale. La formazione motoria di base è indicata come architrave del benessere individuale e collettivo, da promuovere attraverso la scuola, la famiglia e professionisti qualificati. Lo sport costituisce solo una possibile declinazione del movimento, non il suo fondamento. Concludo affermando la necessità di riconoscere il movimento come infrastruttura vitale della società, distinguendolo chiaramente dallo sport, e di costruire una politica nazionale che lo tuteli lungo l’intero arco della vita. Solo in questo modo il movimento potrà diventare una leva di salute pubblica, equità educativa e coesione sociale.
Archivio storico – 2025 – Anno XX – N° 1-2-3
Depression and oral contraceptives: a neuropsychophysiological hypothesis.
Depressive behavior in women taking oral contraceptives: a human model of depression.
NOT THE LANCET
Nel mondo scientifico, purtroppo, sembra che il conformismo stia diventando un fenomeno semprepiù diffuso. Ipotesi che vengono confermate da un singolo studio diventano rapidamente esempiper altri autori che trovano il modo di pubblicare i loro lavori, magari diversi solo per pochi aspetti,anche se questi poco aggiungono a quanto già scritto nei primi lavori pubblicati, venendo […]
TO THE EDITOR – LANCET PSYCHIATRY
Rome, 29 October 2025Dear Editor,we were glad to see the article “The prevalence and estimated burden of somatoformdisorders: a systematic review and meta-analysis of their epidemiology” by Siig, et al.,published on Lancet Psychiatry in October 2025, as an indicator of greater attention towardssomatoform disorders, which are often underestimated both in frequency and in severity, and […]