Anno 2022 anno 17

GLI EFFETTI DEI CONTESTI NATURALI SULLA SALUTE MENTALE E IL BENESSERE: BREVE SINTESI DELLA LETTERATURA

Il problema. Negli ultimi dieci anni un ingente numero di studi è stato volto a definire e valutare il ripristino del benessere (mentale, emotivo e fisico) attribuibile agli ambienti naturali. In generale, gli ambienti naturali sono sperimentati come solitamente più “rigeneranti” degli ambienti urbani o artificiali. Tuttavia, quanto l’ambiente naturale sia percepito come più salutare, rispetto a quello an¬tropico, sembra difficile da valutare, per la varietà di metodi impiegati nella raccolta dei dati, per una carenza di definizioni delle caratteristiche ambientali che rendano possibile la classificazione dei vari ambienti, nonché di accordo sui modelli concettuali per lo studio di tali influenze.
Scopo. Nel presente lavoro, allo scopo di pervenire ad una sintesi provvisoria sul tema, vengono esaminate alcune delle più ampie rassegne volte a misurare quanto si percepisca più rinvigorente e ristoratore l’ambiente naturale rispetto a quello antropico.
Metodo. Partendo dalle grandi rassegne sistematiche volte a quantificare i benefici legati alla espo¬sizione agli ambienti naturali, effettuate sulle principali banche dati che comprendono gli stu-di di psicologia ambientale, si è proceduto ad una ricerca bibliografica degli studi su quanto si percepis¬ca più rinvigorente e ristoratore l’ambiente naturale rispetto a quello antropico.
Risultati. I risultati confermano che gli ambienti naturali sono più rigeneranti e possiedono maggio¬re capacità riparativa rispetto gli ambienti urbani. La grande disparità di metodi impiegata per rac¬colta dei dati rende tuttavia difficile il confronto diretto tra i risultati degli studi, benché essi risulti¬no per lo più convergenti. Restano comunque da definire le specifiche di una vera e propria “terapia naturale” in termini di componenti attive, caratteristiche del contesto, beneficiari, benefici attesi, dosi ed eventuali controindicazioni.

Anno 2021 anno 16

METODOLOGIA DELLA RICERCA IN PSICOTERAPIA: USI ED ABUSI DELLA META-ANALISI

Obiettivi: La presenza di conflitti di interesse in psicoterapia, con i conseguenti errori e/o falsificazioni non è stata adeguatamente considerata in psicoterapia. In questo lavoro vien preso in considerazione per un esame approfondito uno studio molto citato di Jonathan Shedler di meganalisi di studi di efficacia di vari trattamenti in psichiatria, sia di tipo psicoterapico che farmacologico, in cui due Autori hanno dichiarato conflitti di interesse: Psicoterapia generale, CBT, Psicoterapia psicodinamica (PP), Psicofarmacoterapia antidepressiva (PTAD).
Metodo: Esame del metodo e dei risultati degli studi considerati nella meganalisi di J. Shedler alla luce della metodologia statistica. Si è proceduto quindi all’esame: a) del metodo usato di accorpamento dei risultati, b) della correttezza dei calcoli, c) della congruenza tra risultati e conclusioni.
Risultati: Numerose metanalisi incluse in questo studio non hanno la numerosità sufficiente per considerare attendibile il calcolo dell’Effect Size (ES o Grado di Effetto), una nel gruppo della PTAD, sei nel gruppo PP. Inoltre, studi di metanalisi sono inclusi insieme ad alcune meganalisi, e uno studio di metanalisi della PP non possiede gruppi di controllo, pertanto non è assimilabile agli altri. Pertanto una sola delle metanalisi ha caratteristiche che possono prestarsi alla verifica di efficacia della PP, quella di Abbas & coll. (2006), ma numerose sub-analisi di tale studio non hanno la numerosità sufficiente per considerare attendibile il calcolo dell’ES, pertanto andrebbero escluse. Infine, il risultato finale (ES = .77) viene erroneamente riportato nelle conclusioni come ES = .97.
Discussione: Per quanto sopra, lo studio presenta numerosi errori, talora interpretabili come manipolazione o falsificazione dei dati, e rappresenta un vero e proprio esempio di abuso del metodo della metanalisi.
Parole chiave: Conflitti di interesse; efficacia delle psicoterapie; metanalisi; meganalisi.