Anno 2026 anno XXI N1

LO STIGMA NELLA SALUTE LA MENTALE: UNO STUDIO ESPLORATIVO NEI QUARTIERI PERIFERICI DI ROMA

Riassunto:

 

Obiettivo. Il presente studio esplorativo indaga la presenza, le forme e i determinanti sociodemografici dello stigma pubblico verso la malattia mentale tra residenti dei quartieri periferici di Roma.

Metodi. Un campione di 200 partecipanti con fasce di età 18–30 e 45–65 anni è stato reclutato tramite campionamento non probabilistico. Sono stati somministrati il questionario CAMI (Community Attitudes toward the Mentally Ill) e una scheda sociodemografica. Le analisi statistiche hanno incluso frequenze, tabelle di contingenza, ACP (Analisi delle Componenti Principali), ANOVA, test t di Student, Chi-quadrato e correlazioni di Pearson.

Risultati. L’ACP ha identificato cinque macroaree di indagine sullo stigma. Le risposte mostrano assenza di stigma esplicito, ma una diffusa ambivalenza, soprattutto nella rappresentazione sociale della malattia mentale. Giovani adulti, donne e soggetti con livello di istruzione più elevato esprimono atteggiamenti più inclusivi.

Conclusioni. Lo stigma appare in forme latenti più che manifeste. La comunità è percepita come risorsa fondamentale nel processo di cura. I risultati suggeriscono la necessità di interventi psicoeducativi mirati e ulteriori ricerche nei contesti urbani periferici.

Introduzione

Lo stigma associato alla malattia mentale rappresenta, ancora oggi, una delle principali barriere alla piena inclusione sociale delle persone con disturbi psichici. La letteratura internazionale evidenzia come credenze popolari, pregiudizi e atteggiamenti discriminatori continuino a influenzare negativamente la vita delle persone affette da disturbo mentale, contribuendo a esclusione sociale, riduzione dell’autostima, difficoltà occupazionali e limitato accesso ai servizi di cura (Wang et al., 2018). Nonostante i progressi scientifici e culturali degli ultimi decenni, lo stigma non può essere considerato un fenomeno superato: esso persiste in forme esplicite e implicite, trasversalmente distribuite nella società contemporanea (Lasalvia, 2022).

Storicamente, le persone con disturbi mentali hanno sperimentato una duplice forma di sofferenza: quella legata alla condizione psicopatologica e quella derivante dall’emarginazione sociale e dalla perdita di una posizione identitaria riconosciuta. Sebbene le rappresentazioni del disagio mentale si siano evolute nel tempo, permane una resistenza culturale che alimenta diffidenza, rifiuto e isolamento. Per questo motivo, il contrasto allo stigma richiede interventi multilivello, capaci di coinvolgere sia le istituzioni sia i contesti microsociali, promuovendo una cultura dell’inclusione e del rispetto.

A livello internazionale, numerosi programmi hanno dimostrato l’efficacia di interventi mirati a modificare la narrazione pubblica e mediatica della salute mentale, riducendo stereotipi e favorendo una comunicazione etica e responsabile. In Italia, tuttavia, si osserva una carenza di campagne istituzionali sistematiche e di iniziative strutturate di prevenzione dello stigma. Gli studi disponibili risultano inoltre concentrati prevalentemente nel Nord del Paese, lasciando scoperti ampi territori e contesti socioculturali, tra cui le periferie urbane (Sampogna et al., 2017; WHO, 2017; Everymind, 2020; Hildersley et al., 2020; Lasalvia, 2022).

In questo scenario, il presente studio si configura come un’indagine esplorativa volta a esaminare la presenza, la natura e la distribuzione dello stigma pubblico nei confronti delle persone affette da disturbo mentale all’interno della popolazione residente nei quartieri periferici di Roma.

Scopi e ipotesi di ricerca

L’obiettivo generale è quello di rilevare eventuali atteggiamenti stigmatizzanti e di analizzarne la relazione con specifici fattori sociodemografici, al fine di individuare differenze significative tra gruppi di età, genere, livello di istruzione, reddito e caratteristiche del nucleo familiare. Specificatamente lo studio mira a verificare la presenza o l’assenza di atteggiamenti negativi o discriminatori nei confronti della malattia mentale, considerando l’ipotesi che i giovani adulti presentino rappresentazioni meno stigmatizzanti rispetto ai grandi adulti, in virtù della maggiore esposizione a informazioni aggiornate e di un minor radicamento in credenze popolari o stereotipi consolidati, come suggerito anche dalla letteratura più recente sul tema (es. Venkatesh et al., 2015; Vila-Badia et al., 2016; Hildersley et al., 2020). Una seconda ipotesi riguarda la differenza di genere, ipotizzando che il gruppo femminile manifesti atteggiamenti più inclusivi rispetto al gruppo maschile. Infine, si ipotizza l’esistenza di una correlazione significativa tra variabili sociodemografiche — quali titolo di studio, reddito, professione e composizione familiare — e la presenza di stigma, con particolare attenzione al ruolo protettivo dell’istruzione.

METODOLOGIA

Campione e procedura di raccolta dati

Il campione, composto da 200 soggetti suddivisi equamente tra giovani adulti (18–30 anni) e grandi adulti (45–65 anni), è stato selezionato attraverso un campionamento non probabilistico. La raccolta dei dati è avvenuta in presenza, mediante somministrazione cartacea, presso luoghi di aggregazione collocati nei quartieri periferici di Roma. I criteri di inclusione prevedevano l’assenza di contatti pregressi con persone con disturbi mentali e la non appartenenza alle professioni socio-sanitarie. Il campione risulta caratterizzato da una distribuzione equilibrata per genere, un livello di istruzione prevalentemente medio, un reddito concentrato nelle fasce medio-basse e una composizione familiare variabile tra uno e cinque componenti.

Strumento di rilevazione

Lo strumento utilizzato è il questionario CAMI (Community Attitudes toward the Mentally Ill), validato in Italia tramite procedura di traduzione e retrotraduzione (translation–back translation) (Buizza et al., 2005). La scelta dello strumento è coerente con quanto riportato in letteratura circa la necessità di misurare atteggiamenti differenziati verso i disturbi mentali e la risposta comunitaria (Buizza et al., 2005). Il questionario, composto da 40 item valutati su scala Likert a 5 punti, esplora atteggiamenti e credenze riguardanti l’integrazione delle persone con disturbo mentale, la collocazione delle strutture psichiatriche, le modalità di cura, il ruolo della comunità e la rappresentazione sociale della malattia mentale. Alla sezione principale è stata affiancata una scheda anagrafica finalizzata alla classificazione sociodemografica dei partecipanti.

Analisi dei dati

I dati sono stati analizzati attraverso procedure statistiche di complessità crescente.

In primo luogo, l’analisi monovariata delle frequenze ha consentito di descrivere il profilo del campione e di individuare le distribuzioni delle risposte agli item. Successivamente, l’analisi bivariata mediante tabelle di contingenza e test del Chi-quadrato ha verificato l’esistenza di relazioni tra variabili categoriali. L’ACP (analisi delle Componenti Principali) è stata condotta seguendo le procedure descritte nella letteratura metodologica classica (Morgan et al., 1988). Essa ha consentito di estrarre le cinque componenti principali derivate dagli item del questionario, nominate, rispettivamente: disturbo mentale e rete di comunità; collocazione strutture psichiatriche; modalità di cura; comunità e servizi; rappresentazione sociale della malattia mentale. Il test t di Student è stato applicato secondo le indicazioni riportate in Ercolani et al. (2008). L’ANOVA è stata condotta per verificare differenze significative tra gruppi sulla base delle variabili considerate (Ercolani et al., 2008).  Infine, le correlazioni di Pearson hanno esplorato le relazioni lineari tra variabili sociodemografiche e componenti dello stigma identificati.

RISULTATI PRINCIPALI

L’analisi descrittiva degli item evidenzia la ricorrenza di risposte posizionate sui valori intermedi della scala, con particolare concentrazione sulla modalità “incerto” per item relativi a pericolosità percepita, affidabilità, responsabilità attribuibile alle persone con disturbi mentali e opinioni generali sulla malattia mentale. Tale andamento suggerisce la presenza di uno stigma implicito, non esplicitato apertamente, ma ancora operante nel tessuto sociale sotto forma di ambivalenza o incertezza. La presenza di risposte “incerte” come possibile indicatore di stigma implicito è coerente con studi che evidenziano ambivalenza nei giudizi sulla salute mentale anche in campioni più ampi (Hildersley et al., 2020; Lasalvia, 2022).

Al contrario, gli item relativi al ruolo della comunità nella cura e nell’assistenza evidenziano una maggiore concordanza, con punteggi più elevati nelle componenti “comunità e servizi” e “modalità di cura”, suggerendo una percezione complessivamente positiva dell’importanza del sostegno comunitario e dell’integrazione territoriale dei servizi psichiatrici.

Per quanto riguarda le ipotesi di ricerca, emergono differenze significative tra i gruppi di età: i giovani adulti mostrano maggiore apertura e inclusività nelle componenti “disturbo mentale e rete di comunità” e “comunità e servizi”. Il gruppo dei grandi adulti, pur esprimendo nel complesso risposte non stigmatizzanti, presenta una minore propensione all’integrazione rispetto al gruppo più giovane. Le differenze riscontrate tra giovani e grandi adulti trovano riscontri anche in ricerche precedenti che evidenziano come i più giovani mostrino atteggiamenti meno stigmatizzanti e più normalizzanti (Vila-Badia et al., 2016).

Sempre in riferimento all’età l’analisi correlazionale relativa all’età evidenzia tuttavia una relazione diretta tra l’aumento dell’età anagrafica e l’accettazione della collocazione delle strutture psichiatriche in ambito urbano. Parallelamente, nella componente “comunità e servizi” si osserva una riduzione delle risposte indecise con l’avanzare dell’età, accompagnata da una maggiore concordanza sull’importanza del ruolo della comunità nei processi di cura e inclusione. 

L’analisi delle variabili sociodemografiche evidenzia inoltre un effetto della composizione familiare. I partecipanti appartenenti a nuclei mononucleari riportano punteggi più elevati nella componente “comunità e servizi”, mentre i soggetti appartenenti a famiglie più numerose mostrano valori più cauti nelle dimensioni legate alla percezione della pericolosità e dell’affidabilità.

La variabile di genere risulta significativa: le donne mostrano punteggi significativamente più favorevoli all’inclusione nella componente “disturbo mentale e rete di comunità”. Tale tendenza conferma evidenze già presenti in letteratura, secondo cui il genere femminile è generalmente più incline ad assumere posizioni empatiche, partecipative e meno stigmatizzanti.

Infine, il livello di istruzione mostra una correlazione inversa con gli atteggiamenti stigmatizzanti, particolarmente in riferimento alla componente “rappresentazione sociale della malattia mentale” indicando una minore adesione a stereotipi stigmatizzanti con il crescere del titolo di studio. Anche la componente “collocazione delle strutture psichiatriche” mostra una maggiore accettazione tra i soggetti con livelli di istruzione più elevati.

Nessuna relazione significativa è stata rilevata con la variabile professione.

DISCUSSIONE E CONCLUSIONE

Il presente studio ha permesso di esplorare le forme dello stigma pubblico verso la malattia mentale nei quartieri periferici di Roma, restituendo un quadro complesso ma informativo delle rappresentazioni sociali attualmente diffuse. Nel complesso, i risultati indicano l’assenza di uno stigma pubblico esplicito nel campione considerato. Tuttavia, la forte presenza di risposte intermedie in specifiche aree, unitamente alle correlazioni individuate, suggerisce che lo stigma persista in forme latenti. Ciò appare particolarmente vero per la componente relativa alla rappresentazione sociale della malattia mentale, che rimane un punto critico nella percezione collettiva: permangono dubbi, timori e incertezze riguardo alla pericolosità e all’affidabilità delle persone con disturbi psichici.

Accanto a questi elementi critici, emerge un dato incoraggiante: la comunità è riconosciuta come risorsa fondamentale nei processi di cura, sostegno e inclusione. La valorizzazione del ruolo comunitario rappresenta un indicatore di cambiamento culturale, coerente con una progressiva riduzione della stigmatizzazione e con una maggiore apertura verso modelli di assistenza integrata.

Le variabili sociodemografiche analizzate contribuiscono a delineare ulteriormente il quadro. I giovani adulti mostrano atteggiamenti più inclusivi e normalizzanti rispetto ai grandi adulti; le donne esprimono una maggiore sensibilità empatica e una più forte propensione all’integrazione; livelli di istruzione più elevati si associano a rappresentazioni meno stereotipate e a una maggiore accettazione delle strutture psichiatriche nel tessuto urbano. Anche la composizione familiare incide sugli atteggiamenti: i nuclei mononucleari risultano più aperti e meno timorosi, mentre le famiglie numerose tendono a esprimere maggiore cautela.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che la percezione della malattia mentale stia evolvendo verso forme più accoglienti e meno discriminatorie, pur mantenendo elementi di ambivalenza che richiedono attenzione. 

Permangono, tuttavia, importanti limiti metodologici: il campione numericamente ristretto, la selezione territoriale limitata ad alcune periferie romane, l’eterogeneità dei livelli di istruzione e la presenza di risposte incerte che impediscono di delineare con precisione la forma attuale dello stigma.

In conclusione, lo studio evidenzia un quadro complesso in cui convivono elementi di progresso e permanenza di stereotipi impliciti. Sebbene la comunità sia percepita come risorsa fondamentale nel processo di cura, la piena integrazione delle persone affette da disturbi mentali risulta ancora ostacolata da rappresentazioni ambivalenti. Questi risultati suggeriscono la necessità di ulteriori ricerche e interventi psicoeducativi, al fine di promuovere una cultura maggiormente inclusiva e consapevole.

BIBLIOGRAFIA

Buizza, C., Pioli, R., Ponteri, M., Vittorielli, M., Corradi, A., Minicuci, N., & Rossi, G. (2005). Community attitudes towards mental illness and socio-demographic characteristics: an Italian study. Epidemiology and Psychiatric Sciences, 14(3), 154- 162.

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