Related Articles
EMOZIONI E CONTROLLO MOTORIO: IL PROGRAMMA MOTORIO PUÒ SCOMPARIRE? ANALISI CRITICA E INDAGINE PRELIMINARE DEI TUFFI SECONDO LE TEORIE COMPUTAZIONALE ED ECOLOGICA DEL MOVIMENTO
Introduzione. Nei tuffi di alto livello, si osservano episodi di improvvisa interruzione del controllo motorio, comunemente denominati “il nero” o blackout motorio. Tali episodi si caratterizzano per un’improvvisa perdita della capacità di percepire, rappresentare o regolare il movimento, con implicazioni significative per la performance e la sicurezza dell’atleta.
Obiettivi. Questa relazione si propone di analizzare il blackout motorio integrando la teoria computazionale e la teoria ecologica del controllo motorio, al fine di identificare i meccanismi neuro-cognitivi ed emotivi che ne sottendono l’insorgenza e di delineare strategie di intervento basate sull’evidenza. Ed aprire un campo di interesse a più approfondite ricerche.
Metodi. È stata condotta un’analisi teorica e comparativa dei modelli di controllo motorio e dei contributi della psicologia dello sport relativi alla relazione tra emozione, attenzione e coordinazione senso-motoria. Sono state inoltre considerate osservazioni preliminari su casi di atleti d’élite che hanno sperimentato il fenomeno.
Risultati. Dalla prospettiva computazionale, il blackout emerge come una disfunzione nel richiamo o nell’esecuzione del programma motorio interno, dovuta a interferenze tra controllo automatico e controllo consapevole, sovraccarico della memoria di lavoro o alterazione delle funzioni esecutive (inibizione, attenzione, flessibilità cognitiva). In termini ecologici, esso rappresenta una perdita di sintonizzazione tra percezione e azione, con una temporanea incapacità di percepire correttamente le affordances (possibilità, opportunità d’azione) ambientali. Le emozioni intense, in particolare paura e fatica mentale, influenzano negativamente la stabilità attentiva e la sincronizzazione neuromuscolare, generando una disorganizzazione dell’intero sistema senso-motorio.
Conclusioni. Si propone un modello integrato di intervento che combina tecniche di mental training, regolazione emotiva e attentiva, routine pre-performance, allenamento in contesti variabili e simulazioni di stress controllato. Tale approccio mira a potenziare la resilienza cognitivo-motoria e a ristabilire l’equilibrio tra corpo, ambiente e compito. La comprensione delle dinamiche emotive e percettive risulta cruciale non solo per la prevenzione e gestione del blackout motorio, ma anche per il mantenimento della performance ottimale e del benessere psicologico dell’atleta d’élite.
SE LE PAROLE SONO POCO INTESE E MOLTO FRAINTESE… SPESSO SI PERDE LA VISIONE DELLA VITA!
Il mio intervento propone un’analisi critica del divario tra la retorica politica e la comprensione scientifica del movimento umano nella cultura dei decisori pubblici, denunciando come l’uso superficiale dei concetti, e delle politiche che dovrebbero derivarne, comprometta la capacità del Paese di riconoscere al movimento la sua importanza fondamentale sul piano biopsicosociale ed educativo. Discuto l’esperienza di una audizione parlamentare alla quale sono stato invitato, durante la quale ho evidenziato l’emergente marginalizzazione culturale e istituzionale del movimento, impropriamente ridotto a semplice sinonimo di sport. Propongo successivamente una prospettiva sistemica: il movimento precede la vita extrauterina, struttura lo sviluppo infantile attraverso il gioco motorio, diritto sancito dalla Convenzione ONU, e rappresenta la base neurobiologica e funzionale dell’apprendimento, della salute e della partecipazione sociale. La formazione motoria di base è indicata come architrave del benessere individuale e collettivo, da promuovere attraverso la scuola, la famiglia e professionisti qualificati. Lo sport costituisce solo una possibile declinazione del movimento, non il suo fondamento. Concludo affermando la necessità di riconoscere il movimento come infrastruttura vitale della società, distinguendolo chiaramente dallo sport, e di costruire una politica nazionale che lo tuteli lungo l’intero arco della vita. Solo in questo modo il movimento potrà diventare una leva di salute pubblica, equità educativa e coesione sociale.
ADOLESCENTI, SOCIAL MEDIA E CORPO
Parlare di corpo trascurato in un’epoca complessa, in un mondo reale e virtuale nel quale siamo tutti immersi, ma la generazione che soffre di più è proprio quella dei nostri adolescenti. Scoprire tra i dati e le ricerche più recenti come stanno i giovani oggi, riflettere sulla prevenzione ed i nuovi paradigmi.