Introduzione. Nei tuffi di alto livello, si osservano episodi di improvvisa interruzione del controllo motorio, comunemente denominati “il nero” o blackout motorio. Tali episodi si caratterizzano per un’improvvisa perdita della capacità di percepire, rappresentare o regolare il movimento, con implicazioni significative per la performance e la sicurezza dell’atleta.
Obiettivi. Questa relazione si propone di analizzare il blackout motorio integrando la teoria computazionale e la teoria ecologica del controllo motorio, al fine di identificare i meccanismi neuro-cognitivi ed emotivi che ne sottendono l’insorgenza e di delineare strategie di intervento basate sull’evidenza. Ed aprire un campo di interesse a più approfondite ricerche.
Metodi. È stata condotta un’analisi teorica e comparativa dei modelli di controllo motorio e dei contributi della psicologia dello sport relativi alla relazione tra emozione, attenzione e coordinazione senso-motoria. Sono state inoltre considerate osservazioni preliminari su casi di atleti d’élite che hanno sperimentato il fenomeno.
Risultati. Dalla prospettiva computazionale, il blackout emerge come una disfunzione nel richiamo o nell’esecuzione del programma motorio interno, dovuta a interferenze tra controllo automatico e controllo consapevole, sovraccarico della memoria di lavoro o alterazione delle funzioni esecutive (inibizione, attenzione, flessibilità cognitiva). In termini ecologici, esso rappresenta una perdita di sintonizzazione tra percezione e azione, con una temporanea incapacità di percepire correttamente le affordances (possibilità, opportunità d’azione) ambientali. Le emozioni intense, in particolare paura e fatica mentale, influenzano negativamente la stabilità attentiva e la sincronizzazione neuromuscolare, generando una disorganizzazione dell’intero sistema senso-motorio.
Conclusioni. Si propone un modello integrato di intervento che combina tecniche di mental training, regolazione emotiva e attentiva, routine pre-performance, allenamento in contesti variabili e simulazioni di stress controllato. Tale approccio mira a potenziare la resilienza cognitivo-motoria e a ristabilire l’equilibrio tra corpo, ambiente e compito. La comprensione delle dinamiche emotive e percettive risulta cruciale non solo per la prevenzione e gestione del blackout motorio, ma anche per il mantenimento della performance ottimale e del benessere psicologico dell’atleta d’élite.