Anno 2025 Anno XX

STORIA DELL’APPROCCIO AI DISTURBI PSICOLOGICI E PSICOPATOLOGICI DEGLI ATLETI D’ALTO LIVELLO

Lo sport è da sempre considerato un’attività particolarmente utile al benessere psico-fisico di chi lo pratica con assiduità. La carriera di un atleta d’alto livello, però, lo predispone a sperimentare difficoltà emotive e psicologiche che sono nettamente aumentate nel corso degli ultimi anni in termini di frequenza e di importanza dei disturbi che ne derivano. Nella seguente relazione viene presentato un excursus del vissuto personale dell’autrice, come atleta prima e come psicologa di atleti d’altissimo livello poi, che copre un periodo di circa sessanta anni. Nel corso della presentazione viene, in stretta sintesi, presentata una rassegna dei principali articoli comparsi in letteratura sull’argomento e vengono riportate alcune considerazioni sul disagio psicologico attuale nello sport agonistico d’alto livello.

Anno 2025 Anno XX

SE LE PAROLE SONO POCO INTESE E MOLTO FRAINTESE… SPESSO SI PERDE LA VISIONE DELLA VITA!

Il mio intervento propone un’analisi critica del divario tra la retorica politica e la comprensione scientifica del movimento umano nella cultura dei decisori pubblici, denunciando come l’uso superficiale dei concetti, e delle politiche che dovrebbero derivarne, comprometta la capacità del Paese di riconoscere al movimento la sua importanza fondamentale sul piano biopsicosociale ed educativo. Discuto l’esperienza di una audizione parlamentare alla quale sono stato invitato, durante la quale ho evidenziato l’emergente marginalizzazione culturale e istituzionale del movimento, impropriamente ridotto a semplice sinonimo di sport. Propongo successivamente una prospettiva sistemica: il movimento precede la vita extrauterina, struttura lo sviluppo infantile attraverso il gioco motorio, diritto sancito dalla Convenzione ONU, e rappresenta la base neurobiologica e funzionale dell’apprendimento, della salute e della partecipazione sociale. La formazione motoria di base è indicata come architrave del benessere individuale e collettivo, da promuovere attraverso la scuola, la famiglia e professionisti qualificati. Lo sport costituisce solo una possibile declinazione del movimento, non il suo fondamento. Concludo affermando la necessità di riconoscere il movimento come infrastruttura vitale della società, distinguendolo chiaramente dallo sport, e di costruire una politica nazionale che lo tuteli lungo l’intero arco della vita. Solo in questo modo il movimento potrà diventare una leva di salute pubblica, equità educativa e coesione sociale.